Come rappresentare la maschera europea? Dalle figure politiche e comiche
utilizzate nelle commedie del teatro greco-romano, alle maschere del
cavallo e del cervo tradizionali in tutta la Gran Bretagna; dalle
interpretazioni animalesche e paurose dell’Europa dell’est alle
raffigurazioni piene di campane rumorose dell’Austria, fino ai famosi
Carnevali italiani, da Venezia a Viareggio, il vecchio continente è
ricco di tradizioni culturali in cui la maschera è utilizzata
soprattutto per i rituali della caccia e dell’agricoltura, legata ad
avvenimenti storici e credenze antiche di popoli molto diversi.Forse
l’unico modo è quello di tornare indietro nel tempo, sempre più
indietro, fino alle epoche più primitive, all’età preistorica, in cui
l’uomo non aveva ancora sviluppato le differenze culturali ed iniziava
lentamente a prendere coscienza di sé, del suo essere e del suo
apparire, della sua immagine riflessa verso l’esterno. Il primo disegno
di una maschera si trova nelle grotte di Lascaux in Francia ed è datato
15 mila anni prima di Cristo. La più antica maschera in pietra mai
ritrovata al mondo fino ad oggi appartiene invece al pre-neolitico,
circa 7.000 anni avanti Cristo, ed è custodita al “Musee de la bible et
Terre Sainte”, un piccolo museo curato dall’Istituto Cattolico di
Parigi. .

All’interno, tra reperti archeologici, ceramiche e oggetti di vita
quotidiana, si trova infatti la maschera scelta da Fabrizio Galli per
raffigurare il vecchio continente nella sua più lontana origine, nella
prima testimonianza che attesta la consapevolezza della propria
immagine, anche se ancora ingenua ed inesperta. Un volto abbozzato,
semplice, che ricorda uno stile infantile: gli occhi tondi, il naso
appena formato, la bocca che accenna un sorriso. Una figura circolare
come la luna che, tra le statue dell’opera “Quando il corpo domina la
mente”, quasi sembra contrapporsi alla “Sun Mask”, la maschera del sole
degli Indiani d’America.
“Sua Cuique Persona” (A ciascuno la sua maschera) recita un’antica
iscrizione latina di Ghilardaio: è il forte richiamo al ruolo che ognuno
di noi recita nel teatro della società, un ruolo che accomuna i popoli
preistorici a quelli moderni, in ogni angolo della terra. Un bisogno, un
istinto che un tempo rappresentava il modo per spaventare il nemico
durante la battaglia, propiziarsi gli dei o assicurarsi un buon
raccolto. Ancora oggi alcuni popoli utilizzano le maschere per ricordare
gli spiriti degli animali e della natura, ma molto più comunemente,
soprattutto in Europa, sono usate nelle feste e negli spettacoli
teatrali.