Una delle maggiori religioni professate in Giappone è quella del
Buddhismo ed in tutto il territorio si possono osservare bellissimi
templi di straordinario fascino. Alle porte d'entrata si è soliti vedere
2 grandi statue che costituiscono i "guardiani del Buddha". Sono le
statue del Kongorikishi, che con volto minaccioso spaventa gli spiriti
maligni e protegge il tempio.

Secondo la leggenda giapponese, il Kongorikishi viaggiò insieme al
Buddha per proteggerlo attraverso le sue 2 entità, infatti viene anche
chiamato Nio (lett. Due re): quella con la bocca aperta, che rappresenta
l'inizio dell'universo e quella con la bocca chiusa che ne rappresenta
la fine. Fabrizio Galli ha scelto questo importante e particolare
personaggio come simbolo benefico e protettore, nella sua versione
chiamata Naraen Kongo che, con la bocca aperta, rappresenta la
vocalizzazione del primo grafema di sanscrito Devanagari, che si
pronuncia "a" e simboleggia la nascita.
Tutto il volto si basa sulla paura che demoni e ladri devono avere al
cospetto di questa figura, con lacci alzati sopra la testa per
raffigurare ancora meglio la collera e l'ira del guardiano.
Le statue più famose del Kongorikishi in Giappone si possono trovare
all'ingresso del Tempio di Todaiji in Nara e sono state create dal
celebre scultore Unkei nel 1203 d.C. La maschera del Nio veniva
utilizzata anche per rappresentazioni teatrali antiche dello stile
Gigaku (600-900 d.C.), basate su testi comici e persino volgari. Per
questo motivo, furono presto sostituite dalle maschere Bugako, con danze
più delicate riservate alle grandi feste e alle cerimonie religiose.
Parlando delle maschere giapponesi non si può non accennare al teatro
No, una delle più pure e distinte espressioni della cultura della
nazione, risalente al XIV secolo. Il dramma No è poetico ed estremamente
lento e consiste in lunghi poemi cantati e mimati, con accompagnamento
orchestrale.
Gli attori principali indossano stupendi abiti di broccato, un
particolare tessuto molto pesante. Come forma aulica che mantiene viva
la tradizione antica, le rappresentazioni No sono state dichiarate nel
2001 dall'Unesco capolavori del patrimonio orale e immateriale
dell'umanità.