La civiltà polinesiana dei Maori giunse in Nuova Zelanda verso il X
secolo dopo la nascita di Cristo. Fino al loro arrivo, la cosiddetta
“Isola del Sud” non aveva ospitato altra presenza umana ed era rimasta
intatta, selvaggia e ricchissima di risorse. Il loro arrivo provocò i
primi squilibri nell’isola introducendo animali e vegetali estranei
all’equilibrio ambientale, oltre a villaggi fortificati, essendo quella
Maori una civiltà guerriera .

L’arte della guerra era di enorme importanza e i conflitti tra tribù la
alimentarono nel corso dei secoli. Esisteva anche la consuetudine di
effettuare sacrifici umani e le vittime predestinate potevano essere
scelte tra i nemici o gli schiavi. La bellicosità e l’aggressività dei
Maori fu in grado di salvaguardare la Nuova Zelanda dall’arrivo del
primo esploratore olandese nel 1642 e così per conoscere l’isola e la
sua popolazione fu necessario attendere la fine del Settecento, con
l’arrivo del capitano inglese James Cook.E’ stato proprio nei primi anni
del 1800 che sono stati ritrovati i primi oggetti Maori, oggi custoditi
nel “Te Papa Museum” (“il nostro posto” in lingua Maori), il museo della
città di Wellington e primo per importanza della Nuova Zelanda, che
contiene tutta la storia dell’isola dando grande risalto all’aspetto
geologico e biologico.
Tra i manufatti artigianali ci sono alcune particolari maschere in legno
intagliato che testimoniano una perizia tecnica ed un gusto artistico
senza precedenti tra i popoli delle isole del Pacifico.
Si tratta di particolari “taonga”, i tesori della civiltà Maori, che
rappresentano lo spirito della loro cultura, trovati nei Wahi Tapu, i
luoghi sacri tutt’ora tutelati dal Consiglio Superiore sul Patrimonio
Maori. Le maschere hanno origine religiosa e artistica, utilizzate nei
riti battesimali e nelle cerimonie di sepoltura. Le decorazione incise
ricordano i tatuaggi che i guerrieri si dipingevano in volto per
raccontare la propria storia: ogni segno infatti indicava un diverso
avvenimento della propria vita personale. .