A sud dell’India, in un ambiente naturale di straordinaria bellezza, si
trova un’isola a forma di lacrima. Chiamata un tempo Ceylon dai
colonizzatori inglesi, l’isola conseguì l’indipendenza dalla Gran
Bretagna nel 1948 e fu ribattezzata, in lingua locale, Sri Lanka, che
significa “l’isola splendente”.La popolazione dello Sri Lanka ha sempre
utilizzato le maschere per rituali benefici e per curare le malattie, in
quanto si ritiene che abbiano particolari poteri terapeutici. .

I Sinhalesi creano maschere lavorando il legno chiamato “Diya Kanduru”,
grazie alla sua leggerezza e alla sua durata, oltre al non essere
facilmente attaccato dagli insetti e semplice da scolpire. Le maschere
si suddividono in 3 tipologie: le maschere “Sanni”, che significa
malattia, sono 18 come le malattie ritenute più importanti in Sri Lanka
e vengono utilizzate per curare le persone; le maschere “Kolam” sono
invece quelle presenti in feste e rappresentazioni teatrali-culturali,
soprattutto nella parte meridionale dell’isola; le maschere “Raksha”,
usate nelle cerimonie religiose, rappresentano 3 animali mitici:
l’uccello, il cobra o il pavone.
Quella scelta dall’artista per far parte dell’opera è un maschera in
legno dipinto in policromia che raffigura l’uccello Garuda con cobra
attorcigliati alle orecchie e come copricapo. Nelle danze sinhalesi le
persone ballano con queste maschere ripetendo le movenze del cobra, come
demoni al ritmo esasperato dei tamburi per scacciare gli spiriti
maligni. Garuda, il dio uccello divoratore di serpenti, rappresenta
l'ascesa dal piano materiale alla più elevata consapevolezza spirituale,
proteggendo da ogni cosa malvagia.
Questa maschera si trova oggi al Museo delle Scienze di South Kensington
a Londra, nella sezione dedicata ai costumi e alle credenze asiatiche,
ed è datata tra la fine del 1700 e l’inizio del 1900..