Viareggio non potrà mai dimenticare la tragica notte del 29 giugno 2009
in cui l’intera città è sprofondata nel dolore a causa del grave
incidente ferroviario che ha provocato il crollo di 2 palazzine e la
morte di decine di persone. Non si può dimenticare, ma si deve risorgere
ancora più forti, alzarsi e camminare con la cicatrice che purtroppo la
città toscana, simbolo del Carnevale e dell’allegria, dovrà portarsi
dietro. Fabrizio Galli, noto artista e carrista viareggino, ha deciso di
dedicare una delle sue statue raffiguranti le maschere del mondo proprio
alla sua città, come segno di rinascita e forza. E quale simbolo poteva
raffigurare meglio questi elementi se non il sole, che ogni mattina
spunta qualsiasi cosa sia accaduto, senza guardare in faccia niente e
nessuno, nonostante tutto e tutti. Il sole come speranza per il futuro,
che è giusto vivere anche per chi non c’è più, con i tratti del volto
ispirati a Burlamacco, la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio.
Tutto intorno, i raggi solari, come a creare una grande corona, sono
costituiti da tante persone che si abbracciano ed alzano le mani al
cielo per cercare nuova vita. Una maschera che si differenzia rispetto
alle altre 13 che compongono l’opera “Quando il corpo domina la mente”,
che non incute timore né sacralità, ma solo leggerezza, serenità,
armonia, ciò di cui Viareggio ha bisogno per tornare ad essere la città
solare che è sempre stata.

Questa maschera è diventata il simbolo della rinascita della città ed è
stata raffigurata in 28 soli di cartapesta, 28 come le vittime del
disastro, creati con i quotidiani dei giorni che hanno seguito la
tragica notte dell’incidente, i quali sono stati portati da 28 bambini,
accompagnati da Renato Zero, sul palco della Cittadella del Carnevale in
occasione del memorial "Viareggio ricorda Viareggio", organizzato dalla
Fondazione Giorgio Gaber e dal Comune della città. Per lo spettacolo
“Viareggio risorgi ancor più bella” del 20 agosto sempre alla
Cittadella, è stato creato un altro sole ancora più grande, portato poi
fino alla città dell’Aquila in Abruzzo, a cui è stato donato, attraverso
la maratona della solidarietà, che ha unito le due città diventate
tristemente famose nel 2009 nelle cronache dei telegiornali italiani.